Chi autentica un’opera d’arte? Come si autentica un’opera d’arte?
Queste sono le domande che mi rivolgono di frequente a cui cercherò di dare una risposta chiara.
Il primo passo è distinguere il processo di autentica, tipico delle opere d'arte contemporanea, dall’approccio metodologico necessario per le opere antiche, dove l’autenticità viene accertata attraverso una perizia o expertise di natura storico-scientifica. Analizziamo innanzitutto le dinamiche che regolano il mondo dell’arte contemporanea.
Il Diritto di Autentica:
Esiste spesso confusione su chi possa legalmente dichiarare un'opera "autentica".
L'Artista (Diritto Morale): Ai sensi della Legge 633/1941 (Art. 20), il diritto di paternità spetta all'artista.
Gli Eredi e le Fondazioni: Alla morte dell'autore, questo diritto passa agli eredi o ai mandatari (Archivi e Fondazioni).
Il Ruolo del Perito: È fondamentale sapere che l'expertise non è un diritto esclusivo degli eredi. La giurisprudenza conferma che chiunque sia competente e autorevole può rilasciare un parere. Questo è vitale soprattutto per l'arte antica, dove non esistono più eredi diretti.
Il mio consiglio: Non sottovalutate mai il parere di un perito prima di interpellare una Fondazione; può evitarvi costi inutili e sentenze definitive.
In Italia il diritto di autenticare un’opera d’arte spetta in primo luogo all'artista ai sensi dell’art. 20 della legge sul Diritto d’autore (legge n. 633 del 22 aprile 1941). Alla morte dell’artista tale diritto morale di attribuzione della paternità dell’opera è esercitabile dai suoi eredi (o meglio dai soggetti indicati dall'articolo 23 della legge suddetta) o da archivi, fondazioni, comitati di esperti o associazioni che siano mandatari degli eredi medesimi. Tuttavia, la facoltà di autentica non deve essere intesa alla stregua di un diritto riservato in esclusiva ai soggetti ivi specificati, soprattutto quando, come spesso accade, costoro non siano neppure esperti d’arte: per costante orientamento di dottrina e giurisprudenza, l’expertise, ossia il parere in merito all'autenticità ed all'attribuzione di un'opera d'arte, può essere rilasciato da chiunque sia competente ed autorevole, non trattandosi di un diritto spettante in via esclusiva agli eredi dell'artista, i quali non possono, quindi, attribuire o negare a terzi (ad es. critici d'arte) la facoltà di rilasciare expertise in merito all'autenticità dell'opera del loro congiunto.
Ovviamente se l’opera da autenticare o da attribuire è di un artista risale del Cinquecento, per esempio, bisogna rivolgersi ad un esperto d’arte qualificato non essendoci eredi o fondazioni dell’artista.
Che cos'è il certificato di autenticità e a cosa serve?
Il certificato di autenticità è un documento scritto di attribuzione di paternità dell’opera. Qualora non sia rilasciata dallo stesso artista, può essere facilmente contestato, poiché costituisce una mera opinione da parte degli eredi o loro mandatari.
L’attestato di autenticità ha la funzione di assicurare la qualità dell’opera d’arte; mentre l’attestato di provenienza ha lo scopo di garantire la provenienza lecita del bene. Per l’attestato di autenticità non sono previste particolari formalità, potendo lo stesso provenire da un terzo diverso dal venditore, come ad esempio nel caso in cui l’autenticità sia verificata attraverso una expertise - l’analisi di un esperto contenente la precisa descrizione dell’opera. La consegna di attestati di autenticità rileva ai fini dell’accertamento del dolo nel caso di reati di contraffazione, alterazione e riproduzione di opere d’arte previsti dall’art. 178 del Codice.
La dichiarazione di autenticità può confluire nell'archivio dell’artista, anche al fine di creare un catalogo ragionato a cui, spesso, gli operatori del mercato dell’arte conferiscono maggiore attendibilità circa la paternità di un’opera.
Il certificato di autenticità di un’opera d’arte è un requisito fondamentale per poter vendere l’opera e non incorrere nei reati di contraffazione, alterazione e riproduzione non autorizzata.
In base a quali criteri viene rilasciato?
I criteri in base al quale vengono rilasciati i certificati di autenticità sono vari e molto diversi in base alle fondazioni, archivi o associazioni che detengono questo diritto. Io consiglio di farsi seguire da un esperto per non rischiare di farsi distruggere l’opera per la mancata conoscenza in materia del proprietario.
Quanto costa autenticare un’opera d’arte?
I costi sono a discrezione delle Fondazioni, archivi, associazione che tutelano i diritti morali dell’artista.
Distruggere i falsi è lecito?
Il concetto di autenticità ha confini sempre più incerti e difficili da individuare. Alcuni falsi sono stati distrutti per garantire l’integrità del mercato dell’arte nel corso del tempo. Il mio parere di esperto d’arte in merito alla domanda è che non sia legittimo, in quanto la storia della critica dell’arte è piena di attribuzioni sbagliate da parte dei cosiddetti Professori eccelsi. Tuttavia bisogna apprendere che questa prassi è ormai accettata e attuata in diversi paesi, tra cui Francia e Italia. Il mondo dell'arte è sempre più caratterizzato da contenziosi e anche se la distruzione fisica di un falso sembra essere la soluzione più efficace per preservare la purezza del mercato dell’arte c'è sempre il rischio che possa essere erroneamente ordinata la distruzione di un'opera autentica.
E’ più difficile avere un certificato di autenticità quando l’artista è molto noto?
La mia risposta è assolutamente si. Infatti, non è inusuale che una fondazione restringa il numero di autentiche rilasciate al fine di far crescere il valore economico delle opere di un dato artista. L’abuso di potere è criticato dai collezionisti, soprattutto negli USA dove sono state intentate cause nei confronti di alcune fondazioni (recentemente Warhol Foundation, Basquiat Estate e Keith Haring Foundation), con la conseguenza che alcune di queste hanno preferito chiudere e non rilasciare più i certificati di autenticità.
Consiglio vivamente ai collezionisti di farsi seguire da un esperto prima di avviare la pratica del rilascio del certificato d’autentica onde evitare di incappare in situazioni problematiche.
Un esempio di studio. Come si autentica un’opera di Miró?
Ho studiato e periziato diverse opere di Miró al fine del rilascio del certificato di autenticità presso la Fondazione dell'artista. E’ inutile dirlo che quando ci si trova di fronte ad un capolavoro dell’arte che ha come garante una Fondazione con una normativa così rigida bisogna procedere con estrema cura. Ho dovuto analizzare le opere, compararle con le opere dello stesso periodo, analizzare le firme ( Miró cambia spesso la grafia della sua firma), fare indagini sulla provenienza e procedere ad una sistematica indagine su diversi campi. Questo prima di iniziare a dialogare con la Fondazione Miró con sede a Parigi. Nella fattispecie il rischio non era solo quello di non vedersi autenticata l’opera ma che la stessa potesse essere distrutta.Senza dubbio in Francia è data prevalenza ai diritti degli artisti, come dimostrano due sentenze del 2013 favorevoli alla distruzione dei falsi. Un Tribunale francese ha ordinato la distruzione di due opere attribuite a Joan Miró in un caso che vedeva coinvolto un comitato specializzato nella autenticazione delle opere, poi dichiarate false, del pittore spagnolo. Nel primo caso (Lotz v. A.D.O.M., 12 giugno 2013), il signor Lotz, cittadino austriaco, ha acquistato da un mercante d’arte americano un acquerello su carta firmato “Miró". L’acquirente ha sottoposto l’opera all’A.D.O.M. - l'associazione che gestisce i diritti morali sulle opere di Joan Miró - che nell'aprile del 2009 ha dichiarato l’opera falsa e richiesto la confisca alla polizia. La Corte d'Appello, pronunciatasi sul ricorso del signor Lotz, ha riconosciuto all’A.D.O.M. il potere di opinare l’autenticità dell’opera e confermato la decisione del Tribunale di primo grado di distruggere l’opera accertata falsa. Secondo la Corte, infatti, solo la sua distruzione eliminerebbe il rischio che il falso possa essere offerto sul mercato come opera originale dell'artista. Due settimane dopo, la stessa Corte si è pronunciata sull'appello presentato dal signor Daniel Cohen contro la decisione del Tribunale di primo grado di ordinare la distruzione di un disegno che presentava la firma “Miró” (Cohen v A.D.O.M., 26 giugno 2013). Il disegno è stato ricevuto da Cohen in regalo dai suoi genitori, i quali lo avevano acquistato presso una galleria d'arte a Philadelphia. Cohen l’ha poi affidato ad Aguttes, una casa d'aste francese, per venderlo. La casa d’aste l’ha sottoposto all’A.D.O.M. per l'autenticazione, ottenendo una dichiarazione di falsità e il sequestro. Il Tribunale di primo grado ne ha ordinato la distruzione. Daniel Cohen ha pertanto presentato appello, rivendicando di essere proprietario dell’opera e quindi chiedendone la restituzione. La Corte d’Appello ha però rigettato l’appello, affermando che solo la distruzione dell’opera avrebbe evitato la sua circolazione sul mercato.
Per le opere d'arte antiche non esiste l'autentica bensì si sottopongono ad expertise.
L’Expertise nell'Arte Antica: La sfida del tempo e dell'anonimato.
Mentre nell'arte contemporanea il focus è sul "diritto" (chi ha il potere di autenticare), nell'arte antica il focus è sulla conoscenza oggettiva e sull'analisi materiale. Qui non esistono eredi o archivi.
1. L’ASSENZA DI UN "GIUDICE UNICO"
A differenza degli artisti del Novecento, per un autore del Cinquecento o del Seicento non esiste una Fondazione che detiene il monopolio della verità.
L'Expertise come tesi: Il parere del perito è una ricostruzione storica basata sulla filologia, sulla tecnica esecutiva e sulla storia dell'arte.
La reputazione dell'esperto: In questo campo, l'autorevolezza del documento dipende interamente dalla solidità dell'analisi e dalla reputazione dello studioso che lo firma.
2. I PILASTRI DELLA PERIZIA
Per scrivere un'expertise corretta su un'opera antica, seguo un protocollo che definirei "stratigrafico":
Analisi dei Supporti e della Tecnica: Non si valuta solo il segno, ma la preparazione della tela, il tipo di legno (tavola), i chiodi, le craquelure (le fenditure della vernice). Un falso antico può simulare lo stile, ma difficilmente può replicare l'invecchiamento naturale della materia di 400 anni.
Diagnostica Scientifica: Mentre per un contemporaneo basta spesso la "vista", per l'antico l'expertise deve essere supportata da riflettografie IR, lampada di Wood e radiografie. Questi strumenti rivelano i "pentimenti" dell'artista: se sotto il colore visibile c'è un disegno preparatorio coerente, è segno di autenticità; se il disegno è troppo preciso o ricalcato, siamo di fronte a una copia o a un falso.
La "Mano" e lo Stile: Si analizzano i dettagli (come l'artista dipinge orecchie, mani, panneggi). Nell'arte antica, dove le botteghe erano la norma, l'expertise deve saper distinguere tra la mano del maestro, l'intervento della scuola o una copia coeva.
3. LA RICERCA DELLA PROVENIENZA.
Per un'opera antica, la tracciabilità è una prova importante. Un'expertise seria deve tentare di rintracciare l'opera negli inventari storici, nelle collezioni nobiliari o nei cataloghi d'asta dei secoli passati. Un "buco" temporale di 200 anni è un segnale di allarme che il perito deve saper gestire.
4. IL VALORE LEGALE DELL'EXPERTISE ANTICA
In assenza di un certificato della Fondazione, l'expertise dell'esperto qualificato diventa il documento d'identità dell'opera e ne stabilisce il valore sul mercato nazionale ed internazionale.